Roma – Due macachi sono stati in grado di sincronizzare i colpi con il ritmo di brani musicali umani, secondo uno studio pubblicato su Science e guidato da Vani Rajendran. La ricerca esplora l’origine evolutiva della capacità di percepire e mantenere un battito regolare, una competenza considerata tipicamente umana e legata a complessi meccanismi di previsione temporale e coordinazione motoria. Finora la sincronizzazione al ritmo era stata osservata solo in alcune specie dotate di apprendimento vocale avanzato, come pappagalli e alcuni uccelli canori, lasciando incerta la sua distribuzione nel regno animale. Lo studio si basa sull’addestramento progressivo di due macachi a sincronizzare i colpi con un metronomo, una capacità già documentata in lavori precedenti. I ricercatori hanno valutato se questa abilità potesse essere estesa alla musica, caratterizzata da strutture acustiche più complesse e variabili. Gli animali hanno avviato in modo autonomo le sessioni sperimentali durante l’ascolto di tre brani selezionati e sono stati ricompensati quando il ritmo dei colpi risultava allineato al tempo musicale. Entrambi i macachi hanno sviluppato una cadenza regolare per tutte le tracce e hanno adattato la fase dei colpi quando il tempo veniva modificato artificialmente, indicando un processo di sincronizzazione e non una semplice risposta sensoriale al suono. Il comportamento è stato mantenuto anche in assenza di ricompense e durante l’ascolto di una canzone non presentata nelle fasi di addestramento, suggerendo la generalizzazione della competenza acquisita. Secondo gli autori, questi risultati indicano che la percezione del battito potrebbe essere più diffusa e non limitata alle specie con circuiti neurali specializzati per l’apprendimento vocale. Il lavoro mette in discussione l’ipotesi principale che collega la sincronizzazione al ritmo allo sviluppo di sistemi neurobiologici necessari all’imitazione vocale complessa. Gli esperti che commentano lo studio sottolineano tuttavia che il comportamento osservato non rappresenta un’abilità naturale nei macachi, ma il risultato di un condizionamento esteso. La distinzione tra una competenza appresa attraverso ricompense esterne e una risposta spontanea rimane un elemento cruciale per comprendere le differenze tra esseri umani e primati non umani. Secondo gli autori, il lavoro apre nuove prospettive sulla comprensione delle basi evolutive della percezione del tempo e sulla possibile continuità tra specie nella gestione dei segnali ritmici. La ricerca prevede ulteriori sviluppi per chiarire i meccanismi neurali che supportano la sincronizzazione ritmica nei primati e verificare se l’abilità possa emergere in condizioni diverse dall’addestramento. Il team segnala inoltre che approfondimenti futuri potrebbero contribuire a definire il rapporto tra struttura musicale, previsione temporale e motivazione nei comportamenti ritmici.(30Science.com)
Emanuele Perugini
Macachi addestrati riescono a seguire il ritmo di musica umana
(28 Novembre 2025)
Emanuele Perugini
Sono un giornalista. Sono nato nel 1970 e ho cominciato a scrivere nel 1994. Non ho più smesso. Nel corso della mia carriera ho scritto molto di scienza, di ambiente, di salute cercando di portare la scienza e la profondità dell'analisi scientifiche in ogni ambito di cui mi sono occupato.