Roma – “Tutte le ‘stranezze’ rilevate da Loeb o si basano su dati non confermati o hanno una semplice spiegazione ‘naturale’: invocare l’ipotesi extraterrestre è davvero una forzatura” così Albino Carbognani ricercatore dell’INAF – Osservatorio di Astrofisica e Scienza dello Spazio (OAS) di Bologna ha commentato le nuove argomentazioni dello studioso Avi Loeb dell’Università di Harvard secondo cui sussistono delle possibilità che l’oggetto interstellare 3I/ATLAS giunto nel nostro sistema solare possa avere origine aliena. “È importante – ha continuato Carbognani – esaminare i singoli punti di quello che dice Loeb, così da chiarirne la portata. Partiamo ad esempio dal fatto che la traiettoria di 3I/ATLAS sia allineata entro 5 gradi con il piano eclittico dei pianeti attorno al Sole: è vero che è una configurazione inusuale ma è questione di statistica: se lancio più palle di neve contro un bersaglio prima o poi una lo centrerà; così ci dovevamo aspettare che prima o poi un corpo celeste interstellare sarebbe arrivato con quella traiettoria. Quanto poi all’anti-coda – un getto di gas e frammenti di roccia diretto verso il Sole – la sua presenza non vuol dire nulla se non che vi era una regione attiva sulla cometa che una volta illuminata dal Sole ha dato vita a questo fenomeno.

Gli astronomi del Near-Earth Object Coordination Centre (NEOCC) dell’ESA , parte dell’Ufficio di difesa planetaria dell’Agenzia , hanno effettuato queste osservazioni della cometa interstellare 3I/ATLAS, appena scoperta, il 2 luglio 2025.
La cometa è solo la terza del suo genere mai osservata, dopo le famose 1I/ʻOumuamua del 2017 e 2I/Borisov del 2019.
Fu individuato per la prima volta il 1° luglio 2025 dal telescopio ATLAS (Asteroid Terrestrial-impact Last Alert System) di Río Hurtado, in Cile. La sua insolita traiettoria fece immediatamente sorgere il sospetto che provenisse dallo spazio interstellare. Ciò fu successivamente confermato dagli astronomi di tutto il mondo e all’oggetto fu assegnata la sua designazione ufficiale: 3I/ATLAS, a indicare il suo status di terzo oggetto interstellare conosciuto.
Al 3 luglio, 3I/ATLAS si trova a circa 670 milioni di chilometri dal Sole e raggiungerà il suo punto di massimo avvicinamento alla fine di ottobre 2025, passando appena all’interno dell’orbita di Marte. Si stima che abbia una larghezza fino a 20 chilometri e viaggi a circa 60 km/s rispetto al Sole. Non rappresenta un pericolo per la Terra, avvicinandosi a non più di 240 milioni di chilometri, ovvero oltre 1,5 volte la distanza tra la Terra e il Sole.
Le osservazioni sono state effettuate utilizzando il telescopio dell’Osservatorio Las Cumbres alle Hawaii, uno dei telescopi per i quali agli astronomi dell’ESA viene assegnato un tempo di osservazione specifico.
CREDITO
ESA/Osservatorio Las Cumbres
Venendo al nucleo che Loeb dichiara essere un milione di volte più massiccio di 1I/`Oumuamua, queste sono sue estrapolazioni: sulle vere dimensioni della 3I/ATLAS in realtà non ci si può ancora esprimere. Passiamo poi al pennacchio di gas e alla sua composizione: vero sembrerebbe contenere molto più nichel che ferro, e anche una quantità inferiore di acqua in massa rispetto all’anidride carbonica, ma queste caratteristiche, come la polarizzazione negativa estrema possono spiegarsi con l’origine completamente diversa di questa cometa rispetto a quelle del sistema solare. Ancora: Loeb afferma che la cometa sia arrivata da una direzione coincidente con il segnale radio ‘Wow! Signal’; il problema è che non sappiamo affatto cosa fosse il segnale Wow – molto probabilmente era un segnale di origine naturale tanto più che non lo abbiamo mai più rilevato – ma soprattutto non solo le direzioni non sono perfettamente coincidenti, ma la direzione non ci dice nulla sulle stelle dalle quali il segnale e la cometa sono partiti: potrebbero tranquillamente essere partiti da stelle a migliaia di anni luce di distanza l’una dall’altra. Loeb ha poi parlato di un aumento di attività eccessivamente veloce al perielio, ma anche in questo caso il tipo di viaggio della cometa durato nel freddo spaziale per miliardi di anni e la sua composizione possono spiegare la cosa; senza contare che ora la cometa esibisce le due code normali, cioè quella di ioni e quella di polveri. Per chiudere c’è la faccenda dell’accelerazione non gravitazionale che richiederebbe un’evaporazione massiccia di almeno il 13 per cento della massa o quello dell’ipotetica frammentazione dopo il passaggio vicino al Sole: in entrambi i casi Loeb parte da calcoli assolutamente non verificati che al momento da un punto di vista scientifico non hanno alcun valore”. “E’ importante mantenersi legati alle evidenze empiriche – conclude Carbognani – quando si affronta scientificamente un tema e non cercare necessariamente la spiegazione che più ci aggrada. Prima di affermare che una cometa è un oggetto artificiale alieno, occorreranno prove decisamente più consistenti”. (30Science.com)
