Roma – Un’iniezione mensile dell’anticorpo monoclonale tezepelumab ha consentito al 90 per cento dei pazienti con asma grave di ridurre l’assunzione quotidiana di corticosteroidi orali, farmaci che a lungo termine sono associati a osteoporosi, diabete e maggiore suscettibilità alle infezioni. Lo studio internazionale WAYFINDER, pubblicato su The Lancet Respiratory Medicine e guidato da King’s College London, mostra che oltre la metà dei partecipanti ha potuto interrompere completamente le compresse senza peggioramento dei sintomi e che due terzi non hanno più avuto attacchi di asma durante l’anno di trattamento. La sperimentazione ha coinvolto più di 300 persone con diagnosi di asma grave, reclutate in 68 centri clinici di 11 Paesi. I pazienti hanno ricevuto tezepelumab ogni quattro settimane per 52 settimane e hanno compilato questionari su sintomi, riacutizzazioni e uso di farmaci a 28 e 52 settimane. Tezepelumab è un anticorpo che blocca la molecola TSLP, riducendo l’infiammazione delle vie aeree senza gli effetti sistemici dei corticosteroidi. I miglioramenti dei sintomi, della funzione respiratoria e della qualità di vita sono stati osservati già dopo due settimane e mantenuti per tutto il periodo di studio. Secondo David Jackson, responsabile dei servizi per l’asma a Guy’s e Royal Brompton Hospitals e autore principale dello studio, la terapia consente alla maggior parte dei pazienti di ridurre in sicurezza i corticosteroidi a dosi basse e, in oltre la metà dei casi, di sospenderli del tutto. I risultati sono particolarmente rilevanti per le persone che presentano contemporaneamente sintomi allergici e rinosinusite cronica, nei quali il trattamento ha mostrato benefici aggiuntivi. Gli esperti sottolineano la necessità di alternative ai corticosteroidi orali, utilizzati da anni come terapia di mantenimento nei casi più gravi ma associati a effetti avversi rilevanti. La ricerca prosegue nel solco di studi precedenti condotti a King’s, che nel 2024 avevano mostrato l’efficacia di un altro anticorpo, benralizumab, nella gestione delle riacutizzazioni di asma e BPCO. I risultati saranno presentati al congresso della British Thoracic Society. Secondo Asthma + Lung UK, che non ha partecipato allo studio, la scoperta rappresenta un passo importante verso trattamenti personalizzati e potrebbe trasformare la gestione a lungo termine dell’asma grave, a condizione di un rafforzamento dei finanziamenti per la ricerca sulle malattie respiratorie. (30Science.com)