Roma – Dopo quasi quattro anni di monitoraggio, il progetto europeo LIFE Conceptu Maris ha presentato a Roma un bilancio aggiornato sullo stato di balene, delfini e tartarughe marine nel Mediterraneo centro-occidentale. I risultati, frutto del lavoro coordinato da Ispra con la partecipazione di undici partner internazionali, mostrano oltre 6.200 avvistamenti e quasi 500 campioni di DNA ambientale raccolti tra il 2022 e il 2024 con l’utilizzo dei traghetti commerciali come piattaforme di ricerca, confermando tendenze positive per diverse specie e individuando le aree chiave da proteggere per ridurre rischi come traffico marittimo e rifiuti galleggianti.

Balenottera_comune _ferita_elica@CIMA_4 – Dettaglio del dorso di una balenottera comune (Balaenoptera physalus) con cicatrici provocate da un’elica. A volte questi cetacei vengono feriti dalle imbarcazioni in rapido movimento. Uno degli obiettivi di Conceptu Maris è proprio evitare questi incidenti.
Foto – Fondazione CIMA
Il progetto ha integrato le nuove osservazioni con serie storiche disponibili dal 2007, delineando un quadro mai così dettagliato della distribuzione delle specie pelagiche. Nel Santuario Pelagos tra Corsica e Liguria si concentra circa il 50% delle osservazioni di cetacei, con presenze consistenti di balenottera comune, capodoglio, zifio e stenella striata. Il Mare di Alborán, a est dello Stretto di Gibilterra, si conferma un nodo biologico tra Atlantico e Mediterraneo dove sono state registrate tutte le specie monitorate, comprese quelle meno osservate come grampo, zifio e globicefalo, con una forte presenza di giovani individui anche del delfino comune. Altre aree strategiche comprendono il corridoio di migrazione tra Baleari e costa iberica, l’Adriatico-Ionio e il Tirreno centrale e meridionale, dove è in aumento la presenza di tartarughe comuni con un progressivo spostamento verso ovest e nord.

Zifio@CIMA_1 – Dettaglio del capo di uno zifio (Ziphius cavirostris), uno dei cetacei più difficili da avvistare, a causa delle limitata attività in superficie. Raggiunge i 6 metri di lunghezza e si immerge in profondità fino a 2000 metri. Foto – Fondazione CIMA
Su un totale di oltre 4.150 avvistamenti di cetacei raccolti fino a fine 2024, la stenella striata risulta la specie più frequente con 1.869 osservazioni e mostra un chiaro recupero dopo il calo correlato alla morbillivirosi del 2016. La balenottera comune evidenzia fluttuazioni cicliche ma con un andamento recente favorevole, culminato in un picco di osservazioni nell’estate 2023 che conferma l’importanza del Santuario Pelagos come area di alimentazione e riproduzione. Lo zifio, capace di immersioni fino a 3.000 metri di profondità, appare oggi più regolare nel Tirreno e nel Mar Ligure, mentre il capodoglio mantiene una stabilità generale con concentrazioni ricorrenti nei canyon sottomarini del Tirreno e del Mare di Alborán. Le tartarughe marine totalizzano 2.198 segnalazioni in mare aperto, con individui adulti osservati in comportamenti di corteggiamento e accoppiamento, rivelando una presenza più stabile di quanto finora ritenuto.

Grampo@CIMA_2 – Un grampo (Grampus griseus) ripreso sotto la superficie. I segni sul corpo sono provocati dalle lotte con i suoi simili e dai calamari di cui si nutre.
Foto – Fondazione CIMA
Tutti i dati confluiscono in un Decision Support System che integra informazioni biologiche e ambientali per supportare le autorità nella pianificazione di misure di gestione e conservazione. L’analisi combinata ha individuato aree ad alta esposizione al traffico navale nel Santuario Pelagos, nel Mar di Alborán, in Adriatico e intorno alle Baleari, dove l’aumento della velocità dei traghetti e delle navi turistiche incrementa il rischio di collisioni anche all’interno delle aree protette. Il marine litter risulta più concentrato in primavera ed estate in Adriatico, Tirreno e Mar Ligure, spesso in coincidenza con le zone di maggiore presenza di tartarughe e cetacei. Sulla base delle evidenze, le priorità per nuove misure di tutela includono lo Stretto di Gibilterra, il Mare di Alborán, le acque attorno alle Baleari, il Canale di Sicilia e l’Adriatico, soprattutto per le popolazioni di tartarughe.
LIFE Conceptu Maris, attivo dal 2022 al 2025, ha combinato tecniche di monitoraggio visivo e analisi dell’eDNA con modelli di distribuzione delle specie per descrivere in modo più completo le preferenze ecologiche delle principali popolazioni pelagiche. L’obiettivo finale è rendere permanenti le metodologie sviluppate per aggiornare le strategie di conservazione, ampliare la rete di aree marine protette e favorire una gestione condivisa delle rotte pelagiche, affinché il Mediterraneo resti un ecosistema vitale per le generazioni future. (30Science.com)

