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All’IA sono bastati 20 minuti di vocali su Whatsapp per ricostruire la voce di un paziente con SLA

(26 Novembre 2025)

Roma – Restituire la voce a chi l’ha persa a causa della sclerosi laterale amiotrofica è l’obiettivo del progetto sviluppato dal gruppo VertexLit della Universitat Politècnica de València e presentato alla conferenza annuale del Valencian Institute for Research in Artificial Intelligence (VRAIN). Il lavoro, basato su modelli generativi di intelligenza artificiale creati per operare con corpora estremamente ridotti, ha permesso di ricostruire la voce personale di Fran Vivó, residente a Benaguasil e colpito da una progressiva perdita della parola. Lo studio mostra come l’analisi combinata del timbro, della modulazione emotiva e delle caratteristiche dialettali possa sostituire la voce sintetica delle applicazioni per la comunicazione assistita con una voce identitaria e riconoscibile.

La ricostruzione è stata possibile partendo da soli venti minuti di messaggi vocali inviati tramite WhatsApp prima che la malattia compromettesse definitivamente la capacità di parlare. Le registrazioni, in spagnolo e valenciano, rappresentavano una sfida significativa per l’addestramento dei modelli neurali, soprattutto per la scarsità di risorse linguistiche disponibili nella variante locale. I ricercatori hanno quindi sviluppato un sistema adattivo in grado di integrare dinamica vocale, intonazione e inflessioni tipiche dell’area di Benaguasil, producendo una voce artificiale che mantiene continuità con quella originale di Fran.

 

La famiglia del paziente ha avuto un ruolo decisivo nella ricostruzione semantica dei messaggi, contribuendo a orientare l’intenzione comunicativa e a preservare l’identità emotiva espressa attraverso il nuovo sistema di vocalizzazione. La tecnologia, integrata nel software a controllo oculare già utilizzato da Fran, consente ora di leggere i messaggi con una voce che gli appartiene e che, secondo i ricercatori, restituisce non solo un mezzo di comunicazione, ma una parte fondamentale della sua identità sociale e personale.

Il progetto, coordinato da Jordi Linares nell’ambito della Joint Research Unit di ValgrAI e VRAIN, è stato sviluppato completamente in forma volontaria e con l’obiettivo di evidenziare il potenziale umanizzante dell’IA in contesti di forte vulnerabilità. I ricercatori sottolineano che la tecnologia non mira a sostituire l’espressività individuale, ma a restituire quella componente vocale che la malattia ha sottratto, preservando la dimensione emotiva e relazionale della comunicazione quotidiana.

Secondo Linares, l’iniziativa ha anche un obiettivo sociale: riportare l’attenzione pubblica sulla condizione delle persone affette da SLA, spesso invisibile nel dibattito mediatico. Il direttore di VRAIN, Vicent Botti, intervenuto all’apertura della conferenza, ha definito il progetto “un impegno etico prima ancora che tecnologico”, auspicando che applicazioni analoghe possano essere estese a molte altre persone che perdono la voce a causa di condizioni neurodegenerative.

La presentazione del lavoro si è inserita in un programma più ampio dedicato ai progressi dell’intelligenza artificiale nell’ambito della trascrizione automatica, dell’analisi dei contenuti digitali, della rilevazione di microplastiche e della sicurezza nei mondi virtuali. L’esperienza di Fran, secondo il team, rappresenta una dimostrazione concreta di come la tecnologia possa restituire autonomia, dignità e continuità identitaria anche nelle fasi più avanzate della malattia. (30Science.com)

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