Roma – I piani climatici presentati dai governi alla COP30 di Belém, in Brasile, stanno fallendo sul fronte più urgente: ridurre le emissioni alla fonte. È quanto emerge dal Land Gap Report 2025, pubblicato oggi dall’Università di Melbourne e da un consorzio internazionale di esperti, che accusa i Paesi di puntare su strategie di rimozione del carbonio basate sulla terra – come piantagioni e bioenergia – invece di affrontare la deforestazione e la dipendenza dai combustibili fossili. Il rapporto, aggiornato con i nuovi contributi nazionali (NDC) inviati alle Nazioni Unite entro ottobre 2025, mette in luce due “gap” fondamentali: il primo tra le quantità di carbonio che i governi dichiarano di poter assorbire con progetti terrestri e quelle effettivamente realizzabili; il secondo tra l’obiettivo globale di fermare la deforestazione entro il 2030 e le tendenze reali, che indicano ancora perdite nette di foreste. Secondo gli autori, i Paesi dovrebbero destinare oltre un miliardo di ettari di terra – un’area più grande dell’Australia – alla rimozione del carbonio per rispettare i propri target climatici, con rischi diretti per le popolazioni indigene, le comunità rurali e i piccoli agricoltori. “Molti Stati non stanno includendo la protezione delle foreste tra le priorità climatiche, perché schiacciati da debiti sovrani e politiche fiscali e commerciali che li spingono a sfruttare le risorse naturali”, ha spiegato Kate Dooley, autrice principale del rapporto. “Ma, nel lungo periodo, foreste sane sono la base di economie sane”. Il documento stima che, anche con gli impegni attuali, il tasso annuale di deforestazione nel 2030 resterà vicino a 4 milioni di ettari, mentre altri 16 milioni saranno degradati, generando un “gap forestale” di 20 milioni di ettari. Allo stesso tempo, solo il 40% dei firmatari dell’Accordo di Parigi ha aggiornato i propri piani climatici per rafforzare gli obiettivi di protezione forestale. “Questi dati mostrano che i Paesi non sono stati sufficientemente ambiziosi nel contenere il riscaldamento entro 1,5°C – ha aggiunto Dooley – e che le compensazioni terrestri non potranno sostituire riduzioni reali delle emissioni”. Secondo Alister Self, coautore del rapporto e analista di Climate Resource, anche rispettando pienamente gli attuali impegni, la temperatura media globale salirebbe comunque tra 1,8°C e 2,0°C rispetto all’era preindustriale. “E questo scenario presuppone che nessun Paese arretri sulle proprie politiche”, ha detto. Gli autori propongono una serie di riforme per riallineare gli obiettivi climatici ed economici, a partire dall’integrazione dei debiti ambientali nei meccanismi finanziari internazionali e dal rafforzamento dei diritti di gestione territoriale per le comunità locali. Il Land Gap Report 2025 conclude che la transizione ecologica non può basarsi su promesse di rimozione futura, ma su azioni immediate per fermare la deforestazione e ridurre i combustibili fossili. “Le foreste non sono una riserva di carbonio da compensare: sono un’infrastruttura vitale per il clima e per l’economia globale”, affermano gli autori.(30Science.com)
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Alla COP30 gli impegni climatici spostano il peso dal taglio delle emissioni alla rimozione del carbonio
(13 Novembre 2025)
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