Valentina Di Paola

Anche nei parchi più isolati il disturbo dell’uomo colpisce gli animali

(14 Ottobre 2022)

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Roma – La presenza dell’uomo nei parchi nazionali degli Stati Uniti, anche quelli più remoti e meno visitati, può influenzare significativamente l’attività della fauna selvatica. Lo evidenzia uno studio, pubblicato sulla rivista People and Nature, condotto dagli scienziati dell’Università di Washington. Il team, guidato da Laura Prugh, ha valutato l’effetto della presenza umana nei parchi americani. Alcune riserve statunitensi, riportano gli autori, possono registrare un afflusso di oltre un milione di visitatori ogni anno, per cui è ragionevole ipotizzare che la fauna selvatica alteri il proprio comportamento. In realtà, gli esperti hanno rilevato che anche gli animali nei parchi meno visitati subiscono l’influenza della presenza umana. Il gruppo di ricerca ha esaminato il Glacier Bay National Park, un’area costiera nel sud-est dell’Alaska accessibile solo in barca o in aereo.

La maggior parte dei visitatori raggiunge l’area attraverso navi da crociera, ma le imbarcazioni non attraccano a terra, e il parco vede solo circa 40 mila visitatori ogni anno. I ricercatori hanno lavorato con il personale del parco nazionale per progettare e realizzare un esperimento che confrontasse l’attività della fauna selvatica nelle aree caratterizzate dalla presenza umana e quelle in cui le persone non accedevano. Gli esperti hanno installato 40 telecamere attivate dal movimento in 10 siti, monitorando lupi, alci e orsi neri e bruni. Stando a quanto emerge dall’indagine, quando gli esseri umani visitavano frequentemente una determinata zona, le telecamere rilevavano meno di cinque animali a settimana. Nella maggior parte dei casi, questo probabilmente significava che gli animali evitavano le aree in cui erano presenti persone. Nelle regioni interne del parco, i rilevamenti di fauna selvatica sono scesi a zero ogni settimana dopo che le attività ricreative portavano un afflusso di 40 visitatori a settimana. “Siamo sempre più consapevoli di quanto la sola presenza umana in questi luoghi possa influenzare le attività della fauna selvatica – afferma Prugh – i nostri risultati mostrano che qualunque entità di contatto può avere un effetto sugli animali”. “Siamo rimasti sorpresi da questi dati – osserva Mira Sytsma, altra firma dell’articolo – in tutte le specie considerate, il numero di rilevamenti di animali era più elevato quando non si verificava la presenza umana”. I ricercatori hanno inoltre scoperto che gli orsi bruni risultavano meno suscettibili alla presenza umana rispetto alle altre specie, mentre i lupi sembravano subire le conseguenze più significative. “I nostri risultati – commentano le autrici – fanno luce su una realtà che probabilmente si sta manifestando nei parchi nazionali di tutto il paese. Un numero sempre crescente di visitatori sta influenzando il comportamento degli animali che abitano nei parchi nazionali statunitensi. Speriamo che questa indagine possa migliorare i sistemi di gestione dei parchi. Si potrebbero ad esempio individuare dei sentieri o dei percorsi dedicati alle persone, e lasciare alla fauna selvatica la possibilità di ripararsi in aree libere dalla presenza umana”. (30science.com)

Valentina Di Paola
Classe ’94, cresciuta a pane e fantascienza, laureata in Scienze della comunicazione, amante dei libri, dei gatti, del buon cibo, dei giochi da tavola e della maggior parte di ciò che è anche solo vagamente associato all’immaginario nerd. Collaboro con 30science dal gennaio 2020 e nel settembre 2021 ho ottenuto un assegno di ricerca presso l’ufficio stampa dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Consiglio nazionale delle ricerche. Se dovessi descrivermi con un aggettivo userei la parola ‘tenace’, che risulta un po’ più elegante della testardaggine che mi caratterizza da prima che imparassi a usare la voce per dar senso ai miei pensieri. Amo scrivere e disegnare, non riesco a essere ordinata, ma mi piace pensare che la mia famiglia e il mio principe azzurro abbiano imparato ad accettarlo. La top 3 dei miei sogni nel cassetto: imparare almeno una lingua straniera (il Klingon), guardare le stelle più da vicino (dal Tardis), pilotare un velivolo (il Millennium Falcon).